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Stranieri

L'Italia nel contesto europeo

 

Al 1° gennaio 2017, data più recente della disponibilità dei dati a livello europeo, l’incidenza degli stranieri in Italia è pari a 8,3%, dato leggermente superiore alla media Ue. Al quattordicesimo posto nella graduatoria decrescente dei 28 paesi, l’Italia segue la Germania (11,2%), la Spagna (9,5%) e il Regno Unito (9,2%). Precede invece la Francia (6,9%). In questi paesi la storia dell’immigrazione ha radici più antiche e una quota più rilevante di residenti originariamente cittadini stranieri può aver acquisito la cittadinanza.

 

Nel 2017 nell'Unione europea il tasso di occupazione (20-64 anni) aumenta sia per la componente straniera che per quella autoctona. Rispetto all’anno precedente, rimane stabile il divario a favore della popolazione autoctona: il suo tasso di occupazione è, infatti, del 72,8%, mentre quello della popolazione straniera è del 65,5%. In Italia, al contrario, il tasso di occupazione è più elevato tra la popolazione straniera e risulta in crescita rispetto al 2016 (+0,8 punti percentuali), con una intensità minore a quanto avviene in media nell’Ue (+1,1 punti percentuali). Tra i sette paesi in cui il tasso di occupazione è più elevato per gli stranieri, Repubblica Ceca, Lussemburgo, Romania e Slovacchia presentano un divario superiore a quattro punti percentuali.

 

Il tasso di disoccupazione degli stranieri è, nella media europea, decisamente più alto rispetto a quello degli autoctoni (pari rispettivamente al 12,4% e al 7,2%). A livello europeo, la differenza tra la componente straniera e quella nazionale è più elevata rispetto a quanto si registra in Italia e il divario maggiore si registra in Svezia. Il tasso di inattività, nei 28 paesi europei, tende a diminuire sia per le popolazioni nazionali sia per quelle straniere, ma il divario a svantaggio di queste ultime registra un lieve incremento