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Mercato del lavoro

L'Italia e le sue regioni


La maggior parte degli indicatori del mercato del lavoro presenta divari territoriali marcati, che si sono accentuati nel corso della crisi. Nel 2017 nelle regioni del Nord sono occupati oltre sette 20-64enni ogni dieci, mentre nel Mezzogiorno non si arriva a cinque; più contenuti, sebbene in crescita, i divari del tasso di occupazione 55-64 anni. 
L'incidenza del part time, molto più elevata per le donne, è distribuita in modo piuttosto uniforme, mentre la quota di lavoratori a termine è più alta nelle regioni meridionali, con un divario più accentuato per le donne.

 

Nel 2015 il Mezzogiorno presenta l'incidenza del lavoro non regolare più elevata del Paese, mentre il Nord mantiene in media la minore;  al Centro, il Lazio presenta il tasso più elevato della ripartizione. Tra il 2000 e il 2015 il peso dell'occupazione non regolare si è ridotto in tutte le ripartizioni tranne nel Nord-est.  Il lavoro sommerso, oltre a essere più diffuso nelle unità produttive di minori dimensioni, è caratterizzato da forti specificità settoriali.

Nel 2017 forti differenze persistono anche per il tasso di disoccupazione con il valore del Mezzogiorno che supera di oltre tre volte quello del Nord-est. Nonostante il calo dell’indicatore, la disoccupazione giovanile cresce in quattro regioni del Mezzogiorno. L’aumento della disoccupazione di lunga durata interessa circa la metà delle regioni. Ad esclusione di Abruzzo e Sardegna, nelle regioni del Mezzogiorno più di 6 persone su 10 cercano lavoro da almeno un anno. La riduzione del tasso di mancata partecipazione interessa tutte le regioni ad eccezione di Liguria, Molise e Basilicata, ma il valore del Mezzogiorno rimane più che doppio  rispetto al Centro e oltre tre volte quello del Nord-est. La situazione è particolarmente critica in Sicilia dove, nonostante la riduzione dell'ultimo anno, l'indicatore raggiunge il 40,8%.