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Strutture produttive

L'Italia nel contesto europeo

 

Nell'Ue nel 2016 operano 47,8 imprese dell'industria e dei servizi privati ogni mille abitanti, con una densità altamente variabile tra i 28 paesi. Nonostante l'economia italiana abbia risentito più fortemente della crisi rispetto alla media dei partner europei, il nostro Paese si colloca tra i primi cinque per densità di attività  produttive. Emerge invece la maggior frammentazione del tessuto produttivo italiano, con una dimensione media di impresa di gran lunga inferiore al dato europeo.

Tra le maggiori economie, Germania e Regno Unito hanno imprese mediamente più grandi e al tempo stesso quote più basse di lavoratori indipendenti, segnale di una prevalenza di forme organizzative di tipo societario.

 

L'Italia si conferma un paese ad alta vocazione imprenditoriale, secondo solo alla Grecia per la quota di lavoratori indipendenti, con valori più che doppi rispetto alla media europea. In termini di natalità e mortalità delle imprese i divari sono ampi, con valori elevati per i paesi dell'est Europa, Regno Unito e Portogallo.

La struttura produttiva italiana presenta le peculiarità di alcune economie dell'area mediterranea, dove prevalgono le forme più legate alle tipicità del territorio ovvero le micro imprese di servizi, mentre la presenza dell'industria è più forte nell'est Europa.

 

Nel 2015 le imprese dell’Ue producono mediamente  148,5 euro di valore aggiunto per addetto per ogni 100 euro di costo del lavoro unitario. L'indicatore mette in risalto la situazione di sofferenza delle imprese italiane, al terzultimo posto nella graduatoria decrescente. Oltre alle imprese di Irlanda, Malta e  Regno Unito risultano molto competitive le imprese dell’est europeo, che riescono a sfruttare meglio il vantaggio offerto dal minor costo del lavoro unitario.