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Strutture produttive

L'Italia nel contesto europeo

 

Nell'Ue operano 45,8 imprese dell'industria e dei servizi privati ogni mille abitanti, con una densità altamente variabile tra i 28 paesi. Nonostante l'economia italiana abbia risentito più fortemente della crisi rispetto alla media dei partner europei, il nostro Paese si conferma tra i primi dieci per densità di attività produttive.

Emerge invece la maggior frammentazione del tessuto produttivo italiano, con una dimensione media di impresa di gran lunga inferiore al dato europeo.

Tra le maggiori economie, Germania e Regno Unito hanno imprese mediamente più grandi e al tempo stesso quote più basse di lavoratori indipendenti, segnale di una prevalenza di forme organizzative di tipo societario.

 

L'Italia si conferma un paese ad alta vocazione imprenditoriale, secondo solo alla Grecia, con valori più che doppi rispetto alla media europea per la quota di lavoratori indipendenti. In termini di nati/mortalità delle imprese i divari sono ampi, con valori elevati per i paesi dell'est Europa, Regno Unito e Portogallo.

La struttura produttiva italiana presenta le peculiarità di alcune economie dell'area mediterranea, dove prevalgono le forme più legate alle tipicità del territorio ovvero le micro imprese di servizi, mentre la presenza dell'industria è più forte nell'est Europa.

 

Nel 2014 le imprese dell’Ue28 producono mediamente circa 146 euro di valore aggiunto per addetto per ogni 100 euro di costo del lavoro unitario. L'indicatore mette in risalto la situazione di sofferenza delle imprese italiane, al terzultimo posto nella graduatoria. Risultano molto competitive sia le imprese dell’Est europeo sia le imprese di Irlanda, Regno Unito e Malta. Una bassa competitività si rileva per le imprese di Svezia, Francia, e Grecia.