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Mercato del lavoro

L'Italia e le sue regioni


La maggior parte degli indicatori del mercato del lavoro presenta divari territoriali marcati, che si sono accentuati nel corso della crisi. Nel 2015 nelle regioni del Nord sono occupati quasi sette 20-64enni ogni dieci, mentre nel Mezzogiorno non si arriva a cinque; più contenuti, sebbene in crescita, i divari del tasso di occupazione 55-64 anni, con una distanza di quasi 19 punti tra il valore più basso, in Sicilia, e il massimo della provincia autonoma di Bolzano.

L'incidenza del part time è distribuita in modo piuttosto uniforme, mentre la quota di lavoratori a termine prevale decisamente nelle regioni meridionali, con un divario più accentuato per le donne.
Nel 2013 il Mezzogiorno presenta l'incidenza del lavoro non regolare più elevata del Paese, mentre il Nord mantiene la minore. Il lavoro sommerso, oltre a essere più diffuso nelle unità produttive di minori dimensioni, è caratterizzato da forti specificità settoriali.

Nel 2015 forti differenze persistono anche per il tasso di disoccupazione, con un valore del Mezzogiorno di poco inferiore al 20%. La disoccupazione giovanile è cresciuta in sei regioni, con un aumento particolarmente consistente in Sardegna e Calabria; in quest'ultima regione la disoccupazione giovanile arriva al 65,1%. La riduzione della disoccupazione di lunga durata interessa oltre la metà delle regioni e ha coinvolto soprattutto le donne. Ad esclusione della Sardegna, nelle regioni del Mezzogiorno oltre 6 persone su 10 cercano lavoro da oltre un anno. La riduzione del tasso di mancata partecipazione è leggermente maggiore nel Mezzogiorno, ma il valore rimane più che doppio rispetto al Centro-Nord. La situazione è particolarmente critica in Calabria dove l'indicatore registra ancora uno degli incrementi maggiori.