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Mercato del lavoro

L'Italia e le sue regioni


La maggior parte degli indicatori del mercato del lavoro presenta divari territoriali marcati, che si sono accentuati nel corso della crisi. Nel 2016 nelle regioni del Nord sono occupati oltre sette 20-64enni ogni dieci, mentre nel Mezzogiorno non si arriva a cinque; più contenuti, sebbene in crescita, i divari del tasso di occupazione 55-64 anni.
L'incidenza del part time è distribuita in modo piuttosto uniforme, mentre la quota di lavoratori a termine prevale decisamente nelle regioni meridionali, con un divario più accentuato per le donne.

 

Nel 2014 il Mezzogiorno presenta l'incidenza del lavoro non regolare più elevata del Paese, mentre il Nord mantiene in media la minore. Tra il 2000 e il 2014 il peso dell'occupazione non regolare si è ridotto in tutte le ripartizioni tranne nel Nord-est.  Il lavoro sommerso, oltre a essere più diffuso nelle unità produttive di minori dimensioni, è caratterizzato da forti specificità settoriali.

Nel 2016 forti differenze persistono anche per il tasso di disoccupazione, con un valore del Mezzogiorno di poco inferiore al 20%. La disoccupazione giovanile è cresciuta in quattro regioni, con un aumento particolarmente consistente in Liguria. La riduzione della disoccupazione di lunga durata interessa circa due terzi delle regioni e ha coinvolto soprattutto gli uomini. Ad esclusione della Sardegna, nelle regioni del Mezzogiorno più di 6 persone su 10 cercano lavoro da oltre un anno. La riduzione del tasso di mancata partecipazione è diffusa in tutte le regioni ad eccezione di Liguria e Sicilia, ma il valore del Mezzogiorno rimane più che doppio rispetto al Centro-Nord. La situazione è particolarmente critica in Calabria dove, nonostante la riduzione dell'ultimo anno, l'indicatore raggiunge il 42,4%.