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Macroeconomia

L'Italia e le sue regioni


Nel 2014 nel Centro-Nord il Pil pro capite è sceso del 10,0% rispetto al 2005; nel Mezzogiorno la caduta è stata più intensa (-11,7%). Il divario territoriale si mantiene ampio in termini di livello, con valori più bassi in Calabria e Campania (inferiori a 16 mila euro), più elevati nella provincia autonoma di Bolzano e in Valle d'Aosta, seguite da Lombardia, provincia autonoma di Trento, Emilia-Romagna e Lazio, tutte con valori superiori ai 30 mila euro.
Le ripartizioni territoriali con le quote più elevate di esportazioni sono il Nord-ovest (40,2%) e il Nord-est (31,8%); in particolare, la Lombardia (27,5%) è anche la regione con il maggior numero di operatori all'export (oltre 61 mila).
Nel 2013 la quota dei consumi finali interni sul Pil è molto elevata nelle regioni del Mezzogiorno, superando il 100 per cento in Calabria, Sicilia, Sardegna e Puglia; il valore minimo si registra in Lombardia.
Il prolungarsi della crisi economica ha comportato una diminuzione della quota degli investimenti sul Pil in quasi tutte le regioni; solo Basilicata, provincia autonoma di Bolzano e Molise registrano una crescita degli investimenti in termini reali.

La crescita della produttività del lavoro supera la media nazionale nel Nord (1,3%) e nelle Isole (1,4%), mentre è inferiore nel Sud (1,0%) e nel Centro (0,7%). Tutte le regioni del Mezzogiorno si collocano in fondo alla graduatoria del valore aggiunto per ora lavorata; Lombardia e Trentino-Alto Adige registrano livelli notevolmente superiori alla media nazionale.

Nel 2015 quasi tutte le regioni registrano un ulteriore rallentamento dell'inflazione, con tassi compresi tra -0,2% di Emilia-Romagna, Umbria, Puglia e Sardegna e +0,5% della provincia autonoma di Bolzano. Con metà delle regioni in deflazione, il rallentamento si manifesta con maggiore intensità nel Mezzogiorno.